Crederci sempre.

E’ tempo di darsi la buonanotte.
Le serrande dei ritardatari – compresa la mia, perchè amo guardare le stelle fino a poco prima di addormentarmi – si abbassano, le luci nelle case si spengono. E’ l’ora di lasciare spazio ai sogni, di chiudere fuori dalla mente la fatica, lo stress, le delusioni della giornata e pensare solo alle cose belle.
Anzi, è anche meglio se non si pensa a niente. Se si chiudono gli occhi e ci si abbandona al sonno, se piano piano si scivola in quella dimensione ovattata separata dalla realtà solo da un sottile strato di palpebra, sipario sul mondo delle cose sensibili.
La notte arriva coi suoi perchè, col suo carico di bilanci e di pensieri.
C’è chi, al caldo delle sue coperte, si lascia abbracciare da una dolce stanchezza, e abbandona la testa sul cuscino, come un bambino, inseguendo sogni sfocati e immagini distorte.
C’è chi aspetta la notte per pensare. Per piangere, per liberarsi.
Chi reprime un singhiozzo, chi vorrebbe soffocare.
C’è chi, come me, insegue sogni e proiezioni ad occhi aperti, incapace di crederci, di crederci forte, di crederci vero.
In fondo sono un pò strana. Forse sono brava ad ascoltare gli altri, sono brava a dare consigli, perchè mi piace aiutare, mi fa stare bene. Ma quel che trovo difficile è aiutare me stessa.
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Mi considero il più grande ostacolo a me stessa, forse per la mia mente contorta, per il mio troppo macerare, per il mio assolutizzare i sentimenti.
Fatto sta che è arrivata di nuovo la sera e io ho paura dei miei obiettivi. Ho paura dei miei sogni. Ho paura delle mie paure.
Non a caso la mia canzone del cuore è un capolavoro mai dimenticato degli anni ’80 che solo a sentirlo mi fa venire lacrime e brividi.
Mi sento un pò come la ragazzina di città di cui parlano i Journey. Inseguo i mio sogni chissà dove, e non so se riuscirò mai a realizzarli. Alcune volte penso che siano sbagliati, altre che non ci siano affatto, che più che la protagonista io mi accontenti di fare una comparsa nella mia vita.
Non voglio essere un passante, non voglio essere nella folla, una dei tanti, non voglio portare una maschera.
Voglio ripetermi che posso farcela, che il futuro è dietro l’angolo e mi aspetta, che se solo allungo la mano posso toccare i germogli di quel che fino ad ora ho costruito.
Voglio essere in grado di dire a me stessa “Non smettere di credere”.
Perchè il segreto di ogni successo è crederci sempre, crederci comunque, crederci nonostante.
E con l’augurio che tutti voi riusciate a trovare il vostro sogno per cui valga la pena “credere nonostante” vi dò la buonanotte e chiudo gli occhi, fiduciosa nel domani ma prima di tutto in me stessa, nel mio potere, nella bellezza dei miei obiettivi.
Non smetterò di credere.

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Buongiorno Mondo.

Oggi ho voglia di dare il buongiorno al mondo.
Buongiorno a chi si sente in forma e a chi invece è ridotto uno straccio.
Buongiorno a chi si sveglia ballando, a chi ancora cinque minuti e arrivo.
A chi si è ritrovato fra le braccia della persona amata, a chi si sveglia da solo.
Buongiorno a chi sente l’insostenibile peso dei giorni.
Buongiorno a chi si sveglia con la luna storta, a chi pensa oggi andrà meglio.
A chi sente il vento fra i capelli, a chi apre la finestra e si tinge d’oro ai raggi del sole, a chi si stiracchia, a chi si nasconde sotto le coperte.
A chi accende la radio, e sorride ascoltando la sua canzone preferita.
A chi sa che, nonostante tutto, la felicità esiste e non va cercata, ma abbracciata quando arriva.
A chi sa che la felicità sta nel viaggio.
Buongiorno a chi si sente carico.
Buongiorno a chi non molla, a chi viaggia con la fantasia, a chi è troppo realista ma, sotto sotto, vorrebbe vivere la sua favola.
A chi si sente incompleto.
A chi è inquieto, a chi troppo sereno e aspetta la nuova tempesta dopo la quiete.
A chi sorride, guarda avanti e si costruisce il proprio futuro, mattone dopo mattone.
A chi ha fiducia nel presente, e ancora di più nel futuro.
A chi guarda il passato senza rimpianti, a chi invece vorrebbe tornare indietro, ma sa che il tempo è tiranno.
Buongiorno ai combattivi, a chi si arrende, a chi cambia strada, a chi ridisegna i contorni della sua vita.
Buongiorno a chi è innamorato, a chi finge di non esserlo più, a chi ha paura di esserlo.
Buongiorno a me, buongiorno a lui, buongiorno a voi.
Buongiorno mondo.

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La casetta di cartone.

Capitano giorni in cui sono assalita dai ricordi.
Forti. Potenti. Immensi.
Ricordi di momenti alle volte quasi indefiniti, eppure lucidi, capaci di suscitare emozioni infinite.
Sono quei ricordi che scaturiscono dopo aver assaggiato qualcosa che ti riporta indietro nel tempo, o aver sentito un profumo che rievoca attimi passati. Un pò come la madeleine di Proust, mi ritrovo nel passato e mi lascio travolgere dalle sensazioni.
C’è un ricordo che mi trovo spesso ad evocare. Pensarci mi fa sentire bene. Forse mi fa sentire in qualche modo ancora bambina, ancora protetta dal “mondo degli adulti”.
Ricordo quando, bambina, giocavo con mio padre in una casetta che mi aveva costruito lui, una deliziosa casettina in cartone, con finestre e porticina a mia misura.
Ai miei occhi era un castello meraviglioso, una reggia degna di una principessa. Ci avevo trasferito metà dei miei giochi preferiti, tra cui la mia cucina giocattolo e le mie barbie. Avevo inque anni e già giocavo ad avere una vita da adulta, indipendente.
Ora rimpiango quei momenti in cui ero senza pensieri, felice, protetta.
Quanto mi sembrava spaziosa, quella casetta, e quanto era bella! Quando ci penso sento il cuore esplodermi, e ripenso al sorriso di gioia e pieno d’amore di mio padre.
Questa per me è la cosa più dolce, ricordare papà, chino sotto il tetto di cartone di quella casetta, a giocare con la sua principessa.
Mi chiamava Cuore Contento, perchè mi ridevano le labbra, gli occhi e il cuore, sempre.
Ora quella luce la sento oscurarsi, e in alcuni momenti ho davvero paura. Paura di perderlo, perchè il male si insinua in qualsiasi piega e spaventa.
E non riesco a controllare queste lacrime maledette che mi appannano la vista mentre cerco di scrivere, e ripenso a quando, accoccolata sul pavimento di quella casetta che mio padre aveva ricoperto di cuscini, mi sentivo al sicuro, e pensavo di aver trovato la casa dei miei sogni.
Certe volte mi appisolavo, e allora papà mi accompagnava a letto, e rimaneva a coccolarmi.
All’improvviso, non sapevo nemmeno bene io come, il sonno di colpo passava, e allora papà si lanciava nei racconti di fiabe inventate da lui dal sapore malinconico, e protagonista era sempre la mia eroina preferita, di sua invenzione, Pastafina, legatissima al suo papà che, poverino, lavorava in miniera per assicurarle una vita felice.
Avevo appena cinque o sei anni, e già mi lasciavo commuovere.
Così papà costruiva il “capanno”, tirando su le gambe e tendendo la coperta in alto, trasformandola in un grande tendone. E io ridevo, ridevo come una matta e giocavo
a fargli il solletico sul suo grande petto.
C’erano giornate in cui, nella mia piccola casetta perfetta, lo ascoltavo suonare la chitarra e cantare per me, e ricordo più di tutte una canzone…Lugano Addio, di Ivan Graziani…cantavo sempre con papà il pezzo delle scarpe da tennis bianche e blu, forse perchè lui ne aveva un paio simili.
Era il mio idolo, papà. La mia roccia. Il mio superpapy indistruttibile.
Poi di colpo sono cresciuta, la vita si è presentata alla mia porta col suo carico di avversità e dolore.
E ora papà lotta…Ma questa è un’altra storia…
Penso solo che qualche volta vorrei ancora ritrovarmi tra le sue braccia e sentirmi la sua Principessa…vorrei ancora poter essere un Cuore Contento, vorrei avere un tetto di cartone sulla testa e sentirmi protetta dal mondo, dalla vita, dal male, come lo ero a cinque anni.
Vorrei che fosse tutto più semplice.
Per fortuna ci sono i ricordi. Servono a questo, a consolarti quando tutto sembra andare storto, a ricordarti che da qualche parte c’è una casetta per nasconderti dalla tristezza e tornare a sorridere, anche se per pochi istanti. I ricordi sono eterni, perchè noi li possiamo rivivere ogni volta che lo desideriamo.
Sono chiusi alle porte del cuore, pronti a scaldarci l’anima se abbiamo paura.
Ora sì, ho paura, ma mi lascio avvolgere dalle braccia del mio ricordo…mi lascio cullare dal mio Papero, come lo chiamavo da piccolina (e qualche volta anche adesso)
perchè so che, nonostante i miei ventun anni e il mio orgoglio, sono ancora la sua Principessa, e insieme possiamo sorridere, io posso sorridere e sperare.
Possiamo costruire di nuovo la nostra casetta di cartone, anzi…io la costruirò per lui. Con tutto il mio amore di figlia.

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Lei.

“Lei non viveva, lei non sperava, lei non poteva morire.
Lei semplicemente ERA.
Viveva di vento e di colori, si bagnava dell’acqua del mattino e beveva la rugiada dei fiori.
Il suo letto erano fiori colorati, la sua culla profumi delicati, musica per lei il frusciare del vento tra gli steli, sinfonia il rumore della pioggia.
Era bella di una bellezza senza tempo, era terra, era acqua e fuoco.
In lei brillava il sole di mille primavere, in lei invecchiavano mille sere.
Eterna e immortale, era vento il suo respiro, il suo profumo quello del bosco che si risveglia nell’alba di un nuovo giorno. Le sue dita affusolate erano dolci farfalle, ciò che sfioravano tramutavano in poesia.
Era bella, di una bellezza ancora acerba, eppure dolce come il succo di manghi maturi.
I suoi fianchi di morbida seta, avvolti da un leggero soffio di maestrale, seguivano il suo corpo di regina, sfiorare appena l’aria intorno.
Il mare era il riflesso dei suoi occhi, stelle danzavano tra i suoi capelli.
Lei era il tutto e il niente.
Era bella, di una bellezza commovente, era bella come è bella una crisalide appena nata, bella come il cielo d’estate.
Il tutto era in lei, e lei era il tutto. Il niente era in lei, e lei era il niente.
La sua mente si riempiva dei colori del mondo, con cui dipingeva la contemplazione della natura.
Vedeva la bellezza in ogni cosa, leggeva l’infinito in un pensiero, sbuffava annoiata e sbocciava la vita, correva felice e dovunque andasse la Gioia la seguiva.
Suoi fratelli erano Amore e Libertà. Suonava la musica di ogni sospiro, cantava con voce di mille usignoli.
Era bella, di una bellezza infinita. Nel suo cuore era scritto il destino del mondo, nel suo sorriso i colori del cielo.”

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Con Gli Occhi Facciamo l’Amore.

Con gli occhi facciamo l’amore prima che col corpo, allacciati stretti, groviglio di anime e pelle, nodo di corpi, incastri di dita, labbra, parole.
Con gli occhi ci spogliamo prima che con le mani, affamati di noi, del nostro calore, del nostro fuoco.
Con gli occhi mi leggi dentro, e sai i miei desideri, con gli occhi sai farmi perdere e affogare, con gli occhi mi sai amare.
E allora…allora ti prego, Guardami.
Non fuggire i miei occhi, perchè so che quando non sono con te li cerchi anche al buio.
Emozionami.
Fremo se tu mi guardi così, e sorrido al contatto con la tua pelle, perchè non potrei desiderare altro se non il tuo corpo sul mio, il tuo cuore cucito al mio.
Respirami.
Dimmi, ti è mancato l’odore della mia pelle, e il profumo dei miei capelli, dimmi, ti è mancato?
Baciami.
Questo, questo è il sapore che avevo smarrito, che tu avevi perduto. Queste le labbra che avevo sognato. Tutte le notti, lo stesso sogno, e ora sei qui con me.
Ora toccami.
Con le tue mani sfiorami, fai l’amore prima con la mia anima, coi miei pensieri, poi fa’ l’amore coi miei sensi, con la mia pelle.
Accarezzami.
Piano, senza fermarti, senza aver fretta. Baciami gli occhi, il viso, le mani, portami dove vuoi tu.
Conducimi.
Ascolta i battiti, ritmo lento, poi veloce del mio cuore, porta il tuo cuore a inseguire il mio.
Sentimi.
Percepisci le mie vibrazioni attraverso le tue mani? Senti questa pelle calda? Io ti sento. Riesco a sentirti.
Ti prego, amami.
E mentre lo fai, guardami ancora. Voglio perdermi nel tuo piacere, attraverso i tuoi sensi mi voglio smarrire.
Muoviti.
Con me, sopra di me, dentro di me. Dimenticati di tutto, esistiamo solo Noi, Qui, Ora, Per Sempre.
Seguimi.
Chiudi gli occhi e lasciati andare. Lo senti, tutto il mio amore? Senti come scorre attraverso i nostri corpi intrecciati?
Abbandonati.
E’ il piacere che arriva lento, e come un’onda ci travolge. Siamo Noi, solo Noi, due naufraghi in un mare d’amore. Persi l’uno nell’altra.
Riposati.
Appoggia il tuo capo sul mio seno, e ascolta. Ogni battito di questa vita è semplicemente dedicato a te.
Addormentati.
No! Aspetta! Prima di chiudere gli occhi…facciamo l’amore un’ultima volta…Facciamo l’amore con gli occhi, come sappiamo solo Noi. Guarda, sorrido e insieme piango. E’ la troppa felicità, la troppa perfezione di questo momento sospeso. Quel tuo sguardo mi spoglia ancora, mi fruga sotto la pelle, mi scava nel cuore.
Ora, ti prego dimmelo. Dimmi che mi ami, dimmi che sarai con me oggi, e lo sarai domani, fino alla fine dei nostri giorni.
Chiudi gli occhi, non aver paura. Senti queste mie carezze? Io non me ne andrò.
Dormi, dormi accanto a me. Io non svanirò.

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Mare Dentro.

“Dove vuoi che ti porti?”
“Portami al mare…Il nostro mare…”

Onde. Mare dentro.
Rumore di navi lontane, languido e molle sciabordio d’acqua quieta.
Lento il sole scivola riflesso sull’acqua e lascia spazio all’infinito che c’è in me.
Pensieri di solitudine, pensieri di dolore e ferita, pensieri di vuoto e certezza dell’abisso. Così è invasa la mia mente, mentre lacrime amare solcano un viso già salato dal mare e dall’aria.
Seduta sulla riva, con le gambe che si bagnano ai colpi delle onde, e ad ogni ritorno è una fitta più acuta, più sottile, di tenue nostalgia. Le spalle bruciano al sole, nessuno può vedermi, qui nel bozzolo dove mi sono rinchiusa. Grida di bambini intorno, di persone che ridono e si divertono, ma io sono Sola. Immersa in questo mare e in questo male, e potrei affogare.
E’ allora, mentre il buio mi circonda il cuore e tento disperatamente di accendere una candela, è allora che ti vedo.
Sei seduto poco distante da me, anche tu stretto ai tuoi pensieri, e all’improvviso, la magia…Mi guardi, ti guardo, i nostri sguardi si allacciano, e tu mi sorridi.
Io scappo da quello sguardo, da quel sorriso che mi fa tremare il cuore, fuggo i tuoi occhi, li abbasso, torno all’ombra rassicurante del mio ombrellone e ad ogni passo sento il cuore martellare, sbattere nel petto come se dovesse schizzarne fuori.
Tu mi segui con lo sguardo, io lo so, me lo sento addosso, e in quel momento vorrei sparire. Non amo essere guardata, perchè temo che noterai solo i miei difetti, quello che c’è di sbagliato in me.
Eppure vorrei gettarti la mia àncora, dirti di aggrapparti più forte che mai e di non lasciarmi andare, di tenermi le mani e salvarmi da questo freddo, da questo nero.
Ma era solo uno sguardo, non so nemmeno chi sei, non so niente di te. So solo che i tuoi occhi verdi fanno piegare le gambe, che il tuo sorriso fa vibrare l’anima e smuove qualcosa, forse schiarisce un poco la nebulosa in cui è avvolto quell’odioso muscolo involontario che ancora mi batte nel petto.
E’ questione di attimi: ti alzi, mi segui, mi guardi ancora.
Oramai non posso più nascondermi da te, da quegli occhi. Tento ancora una vana difesa, perchè la verità è che ho paura, paura dell’ignoto! Mi stendo sotto il sole e chiudo gli occhi, il cuore ancora in gola.
Una piccola fitta alla gamba, impercettibile, come una puntura. Poi un’altra.
Alzo gli occhi e ci sei tu, davanti a me a pochi passi e il tuo sguardo è prepotente, poi trovo sull’asciugamano due piccoli sassolini. Li guardo, poi guardo te, e mi sorridi ancora.
E’ un sorriso caldo, avvolgente, e i tuoi occhi sono profondi come il mare, verdi come foreste, immensi come il cielo.
Non VOGLIO più scappare. Che sia il nostro destino.

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Un anno dopo, stessa spiaggia, stesso mare, eppure non è una canzone, è la vita, la nostra vita.
Seduta sulla riva, la mia treccia posticcia minaccia di sciogliersi, ho troppi capelli. L’acqua mi bagna le caviglie, è fredda e sento un brivido.
Il sole si riflette sullo specchio d’acqua quieta, e dov’è quell’abisso? Dov’è quella nube nera e asfissiante?
E’ andata. Se n’è andata.
Hai afferrato l’àncora che ti ho lanciato, ti sei aggrappato e hai tirato forte, con tutte le tue forze.
Mi hai salvato.
Sono io, la ragazza del mare, come mi avevi chiamato prima ancora di conoscere il mio nome, e sa molto di fiaba, la ragazza  del mare metà umana e metà sirena, circondata dall’Abisso, salvata dal principe dagli occhi verdi. Rido a quel pensiero dolce e stupido, e il vento mi spruzza sul viso acqua salata e serenità.
Poggio una mano sulla sabbia, e la tua si poggia sulla mia.
Mi volto, ti guardo, e sorrido.
Ancora Noi. Ancora qui. Ancora insieme.
Questo vento porta sale e lacrime di gioia, insieme a fotogrammi di un’estate fa mai dimenticata, costantemente richiamata alla memoria, perchè è grazie a questo mare, grazie a queste onde se siamo ancora qui.
Questo amore porta forza e coraggio.
Questo mare…questo mare dentro, queste onde infinite portano alla felicità, alla mia e alla tua, alla nostra.
Le tue mani corrono ai miei capelli, li sciogli con dolcezza e poi mi baci attorcigliandoli fra le dita.
Non c’è niente di più perfetto di così, niente che sia migliore di questo attimo rubato al tempo, niente per cui valga la pena di guastare questo istante sospeso.
Ci alziamo e ci prendiamo per mano, risalendo il pendio della spiaggia. La sabbia scotta, il sale brucia sulla pelle, le onde risuonano ancora nelle orecchie.
Prima di andare, mi volto ancora.
Un gabbiano. Il sole alto, fiero e accecante. La sabbia e i suoi minuscoli granelli che si spostano portati dal vento. Il cielo, lo spazio infinito, l’azzurro dell’eternità e, in lontananza, quel mare. Quel mare che fa rumore. Quel mare che ci sorride.
Il nostro mare.
Il mare infinito della nostra vita.

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